Sotto le bombe: il rifugio di Piazza Risorgimento

Sotto Piazza Risorgimento esiste ancora il rifugio antiaereo più importante di Torino.

Dimenticato per anni e riscoperto quasi per caso a metà degli anni ‘90, dopo aver dato riparo a migliaia di cittadini nei terrificanti attimi di bombardamento della Seconda Guerra Mondiale. È questa la storia di uno dei rifugi antiaereo più importanti di Torino, se non il più importante: il rifugio di Piazza Risorgimento.

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Il Peñarol: la squadra uruguaiana ispirata da un piemontese

Giovan Battista Crosa, emigrato in Uruguay, diede il via ad una delle più grandi epopee calcistiche di sempre.

Chi poteva immaginare, nel 1891, che il nome della squadra di calcio più titolata dell’Uruguay sarebbe stata ispirato da un emigrato piemontese?

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Gianduja, la maschera del carnevale piemontese

Alla scoperta di Gianduja, la più cioccolatosa delle maschere.

Basta nominarlo e ci pare di vederlo, tra i vari Arlecchino, Pantalone, Pulcinella e compagnia, allegro come sempre, con l’immancabile codino che spunta dal tricorno, mentre prende sottobraccio la sua bella Giacometta. Inconfondibile da più di due secoli: è Gianduja, la maschera del carnevale piemontese.

Ciò che non tutti conoscono – tuttavia – è la sua nascita, quasi casuale, tra le brume dell’astigiano.

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Croci, esoterismo e alieni sul Monte Musinè

Il monte alle porte di Torino racconta agli escursionisti innumerevoli misteri.

Per tutti i torinesi, il Musinè è un fratello maggiore.

Se ne sta lì, spelacchiato, come una sentinella stanca all’imbocco della Val di Susa, con alle spalle il ben più imponente monte Rocciamelone. È un’immagine famigliare, una sorta di grossa collina alta 1.150 m che, all’inizio di ogni stagione estiva, diventa meta di allenamento per escursionisti e runner, che lì si esercitano prima di dedicarsi ad altre più ardue imprese.

Ciò che però quasi nessuno conosce è l’alone di mistero che circonda il monte. Perché di strane presenze, segni extraterrestri e leggende, il Musinè può vantarne in gran numero.

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Quando Don Bosco maledisse i Savoia

La doppia profezia di don Bosco colpì casa Savoia con precisione “divina”.

Giovanni Melchiorre Bosco, fondatore dell’Ordine Salesiano e decisamente più noto come don Bosco, fu per certo uno degli esponenti di spicco dei cosiddetti Santi Sociali torinesi, figure religiose e laiche che – a cavallo tra XIX e XX secolo – dedicarono la propria vita all’aiuto dei più deboli e delle categorie emarginate del capoluogo piemontese.

Oltre che contro la povertà e il disagio, don Bosco si trovò a dover lottare contro una piaga altrettanto difficile da combattere, in quegli anni di metà ‘800: l’anticlericalismo. Le posizioni contro una Chiesa sopravvissuta con fatica alla legge Siccardi del 1850 assunsero sempre maggior vigore, sposate anche dai Savoia e dai politici di maggior rilievo del tempo.

È in questo contesto che si sviluppò quella che passò alla Storia come “la maledizione di don Bosco”. E i Savoia ne pagarono a proprie spese le terribili conseguenze.

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