Gianduja, la maschera del carnevale piemontese

Alla scoperta di Gianduja, la più cioccolatosa delle maschere.

Basta nominarlo e ci pare di vederlo, tra i vari Arlecchino, Pantalone, Pulcinella e compagnia, allegro come sempre, con l’immancabile codino che spunta dal tricorno, mentre prende sottobraccio la sua bella Giacometta. Inconfondibile da più di due secoli: è Gianduja, la maschera del carnevale piemontese.

Ciò che non tutti conoscono – tuttavia – è la sua nascita, quasi casuale, tra le brume dell’astigiano.

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Croci, esoterismo e alieni sul Monte Musinè

Il monte alle porte di Torino racconta agli escursionisti innumerevoli misteri.

Per tutti i torinesi, il Musinè è un fratello maggiore.

Se ne sta lì, spelacchiato, come una sentinella stanca all’imbocco della Val di Susa, con alle spalle il ben più imponente monte Rocciamelone. È un’immagine famigliare, una sorta di grossa collina alta 1.150 m che, all’inizio di ogni stagione estiva, diventa meta di allenamento per escursionisti e runner, che lì si esercitano prima di dedicarsi ad altre più ardue imprese.

Ciò che però quasi nessuno conosce è l’alone di mistero che circonda il monte. Perché di strane presenze, segni extraterrestri e leggende, il Musinè può vantarne in gran numero.

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Quando Don Bosco maledisse i Savoia

La doppia profezia di don Bosco colpì casa Savoia con precisione “divina”.

Giovanni Melchiorre Bosco, fondatore dell’Ordine Salesiano e decisamente più noto come don Bosco, fu per certo uno degli esponenti di spicco dei cosiddetti Santi Sociali torinesi, figure religiose e laiche che – a cavallo tra XIX e XX secolo – dedicarono la propria vita all’aiuto dei più deboli e delle categorie emarginate del capoluogo piemontese.

Oltre che contro la povertà e il disagio, don Bosco si trovò a dover lottare contro una piaga altrettanto difficile da combattere, in quegli anni di metà ‘800: l’anticlericalismo. Le posizioni contro una Chiesa sopravvissuta con fatica alla legge Siccardi del 1850 assunsero sempre maggior vigore, sposate anche dai Savoia e dai politici di maggior rilievo del tempo.

È in questo contesto che si sviluppò quella che passò alla Storia come “la maledizione di don Bosco”. E i Savoia ne pagarono a proprie spese le terribili conseguenze.

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Prefazione a “La pineta e il porto” di Antonio Pinna

Fredda e plumbea.

Questi gli aggettivi, riferiti alla città di Torino, con cui si apre il lavoro di Antonio Pinna.

Un giudizio tranchant, che sembra non voler ammettere repliche.

Tuttavia, sarebbe imperdonabile arrendersi senza almeno un tentativo. Torino non può essere soltanto inquinamento, provincialità, depressione. E infatti non lo è.

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Vittorio Emanuele II: un Savoia o il figlio di un macellaio?

Il mistero che aleggia sulla possibile sostituzione del futuro primo re d’Italia appassiona ancora oggi.

Il 16 settembre del 1822, nella Villa di Poggio Reale vicino Firenze, un incendio divampa nella camera da letto dove dorme un bimbo di appena un anno e mezzo. Quel piccolo è il figlio di Carlo Alberto di Savoia e della consorte Maria Teresa d’Asburgo-Lorena, e diventerà il primo re d’Italia con il nome di Vittorio Emanuele II.

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