Non solo Annibale: storia di Jumbo, l’elefante che attraversò le Alpi

La straordinaria impresa di John Hoyte e dell’elefantessa Jumbo.

Quando pensiamo al connubio Alpi ed elefanti, è logico che la mente corra ai primi anni di scuola, gli anni in cui ci era stata raccontata l’incredibile (a tal punto da essere leggendaria, forse?) impresa di Annibale, sceso in Italia con un esercito di migliaia di uomini attraversando le Alpi in compagnia dei suoi elefanti.

Tuttavia, ben pochi sanno che negli anni ’50, precisamente nel 1959, uno studente inglese di ingegneria, John Hoyte, decise di ripercorrere il possibile tragitto compiuto dal condottiero cartaginesi secoli addietro. Anche lui, ovviamente, scortato da un elefante.

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Matteo Olivero, il divisionista della Val Maira

Fu definito il pittore della neve e della luce, i due aspetti che più ne influenzarono vita e arte.

In certe valli esistono tramonti che durano più a lungo. In Piemonte, ad esempio, soprattutto nella stagione invernale, alcune luci sembrano non voler abbandonare il giorno, rischiarando i campi innevati fino all’ultimo attimo possibile.

E’ il momento migliore della giornata per riuscire furtivamente a catturare l’ultimo pigro sole prima che si addormenti dietro le montagne, sopra stambecchi e comignoli di baita.

Sono le ore in cui gli artisti escono allo scoperto, a derubare la giornata di quei bagliori che sembrano eterni. Matteo Olivero, il divisionista della Val Maira, lo sapeva bene.

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La mano di pietra in Corso Matteotti 45

Al civico 45 di Corso Matteotti, da più di un secolo, una mano di pietra spunta da un portone…

Torino e i misteri, una storia d’amore. Potrebbe tranquillamente intitolarsi così questa ennesima commistione tra la nostra città e quella scia di segreti che spesso la percorre in lungo e in largo.

Questa volta siamo in Corso Matteotti (Corso Oporto, per i nostri nonni), precisamente al civico numero 45, dove incontriamo un bel palazzo in stile eclettico. Ad una prima occhiata, tutto sembra assolutamente normale: passanti, parcheggi, una pensilina. Eppure. Eppure, se alziamo lo sguardo per posarlo appena sopra il portone, ecco che qualcosa di strano c’è eccome.

Si tratta di una mano in pietra, intenta ad indicare (o tenere) un foglio. Quasi invisibile anche all’osservatore più attento. Di chi è quella mano e, soprattutto, come è finita in Corso Matteotti?

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