Antichi mestieri: l’acciugaio o anciuè piemontese

Nato come contrabbandiere di sale, l’acciugaio diventò una figura storica delle strade piemontesi.

Vi siete mai chiesti perché, in una Regione “montanara” come il Piemonte, una delle specialità più apprezzate e conosciute siano le acciughe? Acciughe al verde, salsa alle acciughe, bagna càuda…

Ecco la loro storia, una storia che si inerpica sui sentieri del basso Piemonte, nelle zone di confine con Francia e Liguria, su quei sentieri di mezza montagna da dove, una volta arrivati in cima, si scorge il mare luccicare in lontananza.

A cura di Gabriele Richetti

I dazi sul commercio di sale

Un tempo, chi commerciava sale, importandone dalla Provenza decine di barili, si trovava a dover pagare dazi pesantissimi, imposti dai Savoia, al momento dell’ingresso in Piemonte. Molti iniziarono per cui a riempire soltanto i fondi delle botti del prezioso composto, mascherandolo sotto del pesce per sfuggire cosi al controllo dei doganieri.

Per raggiungere lo scopo serviva un pesce piccolo, che coprisse bene tutti i buchi, che costasse poco e che resistesse al trasporto. Le acciughe erano perfette.

Una fonte alternativa di guadagno

In molti si resero conto, con il passare del tempo, che il trasporto di acciughe sotto sale non rappresentava soltanto un utile stratagemma per gabbare i controllori alle frontiere, ma poteva rivelarsi una valida alternativa di guadagno. Più sicura del sale e soprattutto lecita.

Dal ‘700 in avanti nacque così la figura dell’acciugaio di professione, noto in Piemonte anche come anciuè.

Acciughe 1
Acciugai piemontesi

Gli anciuè

Perciò, nella stagione fredda, mentre i campi a coltura si riposavano sotto la neve in attesa di tempi migliori, decine di instancabili agricoltori si dedicavano ad un secondo mestiere: una volta raggiunta la Liguria o la vicina Francia, riempivano le loro botti di acciughe, le caricavano sui famosi carretti (i caruss) trainati da fedeli muli e facevano ritorno in Piemonte.

In questo modo, non soltanto riuscivano ad avere una fonte di sostentamento durante i mesi invernali, ma, viaggiando per mesi, non gravavano sul bilancio familiare consumando le poche risorse che spesso erano disponibili nelle cascine.

Giravano senza sosta per tutta la Regione, città dopo città, per vendere il loro prezioso carico di acciughe e in breve tempo diventarono una figura tradizionale delle strade piemontesi.

E non solo: si conoscono casi di acciugai arrivati in Lombardia, Veneto e persino in Emilia-Romagna.

Dopo aver camminato per decine di chilometri al giorno, non sempre trovavano ricovero per la notte e così si accontentavano di dormire con il loro mulo sotto il carretto spesso colorato di blu, agile ma resistente, costruito con il legno del paesino di provenienza.

Il giorno successivo, instancabili, ripartivano.

Era un mestiere che si tramandava di generazione in generazione: il primo a partire era il capofamiglia, seguito dal primogenito e così via. Si iniziava verso i dodici-tredici anni e non si smetteva più.

E così ogni anno, in Liguria e in Francia, c’erano grandi ritrovi di questi contadini piemontesi dalla doppia vita, pronti a partire ognuno per la propria personale crociata.

Acciughe 2
Un anciuè

L’eredità degli acciugai

Gli acciugai “storici” resistettero fino agli anni ’50, poi i carretti vennero progressivamente sostituiti, nel secondo dopo guerra, con furgoncini motorizzati, facendo perdere agli anciuè quel velo di arcaica e genuina ruralità che ancora conservavano.

Tra i più famosi acciugai, meritano di essere ricordati quelli originari della Val Maira, zona dove ancora oggi sono diverse le fiere e manifestazioni stagionali che ne ripercorrono le origini, tramandandone il ricordo. Basti ricordare la “Confraternita degli Acciugai”, una associazione nata appunto con lo scopo di proteggere queste figure storiche.

Figure umili, come il pesce che trasportavano senza sosta per le polverose strade piemontesi. In città come nelle cascine, in pianura come in montagna. Con il loro carretto e il loro carico di acciughe. E allora sembra ancora di vederli, su qualche isolata strada di campagna, fermi sul bordo, durante una piccola pausa, asciugarsi con la manica il sudore dalla fronte e concedersi un piccolo spuntino. Un’acciuga sbattuta contro il caruss, ripulita dal sale e inghiottita in un sol boccone.

Acciughe 3
Particolare di un barile

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità storico-letterarie, a cura di Gabriele Richetti

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