Vittorio Emanuele II: un Savoia o il figlio di un macellaio?

Il mistero che aleggia sulla possibile sostituzione del futuro primo re d’Italia appassiona ancora oggi.

Il 16 settembre del 1822, nella Villa di Poggio Reale vicino Firenze, un incendio divampa nella camera da letto dove dorme un bimbo di appena un anno e mezzo. Quel piccolo è il figlio di Carlo Alberto di Savoia e della consorte Maria Teresa d’Asburgo-Lorena, e diventerà il primo re d’Italia con il nome di Vittorio Emanuele II.

A cura di Gabriele Richetti

La notte del 16 settembre 1822

L’allora principe di Carignano, Carlo Alberto di Savoia, stava trascorrendo forzosamente dei giorni in Toscana, nella residenza di Poggio Reale, su ordine/invito dello zio Carlo Felice.

Vittorio Emanuele II 1
La villa di Poggio Reale

Oltre alla moglie, con lui c’era il primogenito Vittorio Emanuele, accompagnato dalla balia, Teresa Zanotti Racca. La notte del 16 settembre, Teresa si avvicina alla culla del piccolo per controllare che tutto sia a posto, prima di coricarsi. La fantesca tiene in mano una candela. La culla di Vittorio è sfarzosa, come si addice a un piccolo Savoia. Tulle e pizzi ricoprono l’infante, che sonnecchia placido.

È un attimo. La balia si avvicina troppo alla culla, forse per allontanare delle zanzare, e il tulle prende immediatamente fuoco.

Teresa si getta tra le fiamme per salvare il bambino, riuscendo miracolosamente a portarlo fuori dalla stanza, in salvo. Purtroppo, durante quegli attimi terribili, rimane gravemente ustionata, tanto da perdere la vita il 6 ottobre a Palazzo Pitti, dopo alcuni giorni di tremenda agonia. La sbadataggine era stata imperdonabile, ma il prezzo pagato dalla fantesca troppo alto. Aveva appena 26 anni.

Le prime perplessità

Gli eventi di quella notte furono sicuramente concitati e drammatici. Nonostante tutto, nei giorni seguenti, Carlo Alberto scrive allo zio rassicurandolo sulle condizioni del giovane nipote, che si stava riprendendo. Neppure un accenno alla Racca che, stando alle cronache, in quei giorni era agonizzante.

Interessante è lo sgrammaticato rapporto del caporal Minuti, intervenuto quella notte con i suoi pompieri per domare l’incendio: “La sera del dì 16 stante verso le ore undici, e mezzo, La Baglia di S.A.I. e R. il Principe di Carignano, essendo nel suo appartamento, e volendo con il Lume ammazzare le zanzare, gli prese fuoco lo zanzariere, ed il vestito che aveva indosso, volendo sarvare il Bambino che era in Letto accese ancora il med.mo; allo Grida della med.ma accorse delle Cameriste, e altre persone di servizzo, e spensero il fuoco, essendo rimasto del letto mezza materassa, e la Baglia si dice che stia in pericolo di vita, stante di essersi tutta Bruciata”.

Il 24 settembre, alcuni giorni dopo i fatti, è la Gazzetta Piemontese a riportare l’accaduto: “Un disgraziato accidente occorso verso la metà del corrente in Firenze pose a repentaglio la vita di S.A.S. il Principe Vittorio Emanuele di Carignano. Essendosi la nutrice del Principino accostata col lume in mano al suo letto, vi appiccò inavvertitamente il fuoco, ed a malgrado dei soccorsi apprestati immediatamente, il giovine Principe ne riportò due scottature assai gravi, una alla mano destra, e l’altra al fianco sinistro”.

Da casa Savoia trapelano poche parole, ancor meno emozioni. Regna il riserbo più totale. Iniziano a circolare le prime voci. E se il neonato fosse morto insieme alla balia? Carlo Alberto, benché ancora giovane, non poteva permettersi di perdere un erede al trono, in un periodo turbolento e di grande responsabilità politica. Inviso agli occhi dello zio Carlo Felice, perdendo il primo figlio avrebbe visto indebolita la propria posizione. In gran segreto, il piccolo Vittorio sarebbe dunque stato rimpiazzato con un altro neonato, di umili origini, sottratto dietro pagamento ai genitori naturali. Le voci fiorentine parlano del figlio di un macellaio, un tale Gaetano Tiburzi, detto il Maciacca, umile popolano capace di aprire da un giorno all’altro una rivendita di carne provvista di impianti di macellazione, grazie ad una improvvisa disponibilità economica.

La stessa Teresa Zanotti Racca scivola nell’oblio. Il suo decesso, avvenuto, come detto, il 6 ottobre, viene annotato sui registri della parrocchia di Santa Felicita in Firenze: “A di 6 ottobre al n. d’ordine 618: la signora Teresa Zanotti Racca del fu Bartolommeo, moglie di Vittorio Zanotti di Torino, balia di S. Altezza Serenissima il principe di Carignano, di anni 26; morta nell’ Imperiale e Regio Palazzo Pitti a ore 6,30 d’infiammazione. Munita di tutti i SS. Sacramenti ed assistenza, fu associata e suffragata in questa chiesa e sepolta nel Campo Santo”. Nonostante tutto, non vengono riportati né il nome del campo santo, né quello dell’eventuale loculo. Della sua sepoltura, ancora oggi, non vi è traccia. Eppure, benché avesse dato imprudentemente origine all’incendio, era stata ella stessa a salvare il futuro re dalle fiamme. In ogni caso, nessun ricordo. Che l’intera faccenda dovesse essere dimenticata?

Gli argomenti “contro” la sostituzione

Bisogna sottolineare come almeno tre aspetti siano decisamente contro la supposta sostituzione. Primo: Carlo Alberto era ancora molto giovane e perdere un erede, seppur in modo così drammatico, non gli avrebbe precluso di diventare nuovamente padre (anzi, la consorte era già in stato interessante al momento dei fatti). C’è da dire che il sesso del secondogenito non poteva essere previsto e la stessa gravidanza, quasi a termine, risultava imprevedibile e a rischio, essendo stata turbata dal forte shock causato dall’incendio. Secondo: possibile che un Savoia cresciuto imbevuto di ideali monarchici e fermamente convinto della derivazione divina del potere temporale avesse acconsentito a sostituire il proprio figlio con quello di un popolano qualsiasi? Terzo: dove sarebbe stato sepolto il corpicino del piccolo? Impensabile, in quegli anni, che non avesse avuto un funerale degno del suo rango e una tumulazione cattolica. Gli storici tentennano.

Le testimonianze dei protagonisti dell’epoca

Molti personaggi coevi ai fatti hanno lasciato testimonianze che non fanno altro che alimentare i dubbi sulla vicenda. È manifesto che Carlo Alberto non nutrì mai grande affetto nei confronti di Vittorio Emanuele, prediligendo nettamente il secondogenito Ferdinando. La stessa Maria Teresa, madre dei due, scrisse al padre: “Non so veramente da dove sia uscito codesto figliolo. Non rassomiglia a nessuno di noi e si direbbe venuto per farci disperare tutti quanti”. Certo, queste parole potrebbero in realtà confermare la infondatezza della leggenda, legittimando Vittorio come vero figlio. Maria Teresa sarebbe semplicemente stata una madre “stupita” della poca affinità del figliolo con il carattere sabaudo dei genitori.

Incredibilmente, Massimo d’Azeglio in persona avrebbe lasciato detto che “Vittorio Emanuele non era il vero figlio di Carlo Alberto, ma di un macellaio di fuori Porta Romana, a Firenze. […] Veda un poco il re Vittorio che manacce egli ha? Da macellaro, non da figlio di re”.

Vittorio Emanuele II 3
Vittorio Emanuele II con la Bela Rosin

Un esame quanto più possibile oggettivo

In effetti Carlo Alberto e il futuro primo re d’Italia in comune avevano ben poco, a cominciare dall’aspetto fisico. Altissimo per l’epoca (raggiungeva i due metri), magro e slanciato il primo; tarchiato, grassoccio e rubizzo il secondo. Anche caratterialmente i due erano decisamente diversi. Cupo, riflessivo e ombroso Carlo Alberto; estroverso, sanguigno e di gusti popolani (basti pensare alla Bela Rosin) Vittorio Emanuele.

Anche con il fratello Ferdinando, secondogenito di Carlo Alberto, le somiglianze erano davvero poche: il duca di Genova decisamente più somigliante al padre (alto e magro) rispetto al fratello (o fratellastro che dir si voglia). Gli stessi modi di fare e interessi di Ferdinando erano molto più “reali” di quelli del fratello, grande amante della vita militare (e meno della cultura), della caccia (non mancano episodi triviali in merito) e dei banchetti.

Vittorio Emanuele II 2
Ritratto di Carlo Alberto di Savoia

E quindi?

E quindi il mistero continua e continuerà ad interrogare storici e appassionati. I “contro” analizzati farebbero propendere per la non veridicità della faccenda: troppi sarebbero i punti in contrasto con gli ideali della monarchia di stampo ottocentesco dell’epoca. Troppe le rinunce che i Savoia avrebbero dovuto fare alle proprie convinzioni per mascherare la sostituzione del piccolo Vittorio. Certo, le differenze fisiche e di comportamento tra Carlo Alberto e Vittorio Emanuele e persino tra quest’ultimo e il fratello Ferdinando lasciano aperto uno spiraglio in cui si insinua subdolo il dubbio: il primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II di Savoia, era il nobile discendente della casata capeggiata dal Biancamano o il plebeo figlio di un macellaio fiorentino?

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità storico-letterarie su Torino e il Piemonte

1 commento su “Vittorio Emanuele II: un Savoia o il figlio di un macellaio?”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...