Quando Don Bosco maledisse i Savoia

La doppia profezia di don Bosco colpì casa Savoia con precisione “divina”.

Giovanni Melchiorre Bosco, fondatore dell’Ordine Salesiano e decisamente più noto come don Bosco, fu per certo uno degli esponenti di spicco dei cosiddetti Santi Sociali torinesi, figure religiose e laiche che – a cavallo tra XIX e XX secolo – dedicarono la propria vita all’aiuto dei più deboli e delle categorie emarginate del capoluogo piemontese.

Oltre che contro la povertà e il disagio, don Bosco si trovò a dover lottare contro una piaga altrettanto difficile da combattere, in quegli anni di metà ‘800: l’anticlericalismo. Le posizioni contro una Chiesa sopravvissuta con fatica alla legge Siccardi del 1850 assunsero sempre maggior vigore, sposate anche dai Savoia e dai politici di maggior rilievo del tempo.

È in questo contesto che si sviluppò quella che passò alla Storia come “la maledizione di don Bosco”. E i Savoia ne pagarono a proprie spese le terribili conseguenze.

A cura di Gabriele Richetti

La legge Rattazzi e la prima profezia

Nel dicembre del 1854 in Parlamento si sta discutendo la legge Rattazzi, una legge che, in appoggio alla legge Siccardi, sarebbe nuovamente intervenuta sui privilegi ecclesiastici e sull’ingerenza temporale negli affari della Chiesa.

Don Bosco 2
Urbano Rattazzi

In quei giorni, don Bosco ha un sogno. Il sacerdote vede un bambino vestito di rosso corrergli incontro annunciando a gran voce “Annunzia: gran funerale a corte!”. Scosso, invia una lettera a Vittorio Emanuele II di Savoia, per informarlo dell’accaduto, ma non riceve risposta.

Qualche giorno dopo, don Bosco sogna nuovamente il bambino, che questa volta, però, annuncia: “Annunzia: non gran funerale, ma grandi funerali a corte!”. Il messaggio è chiaro: l’ambasciatore del sogno è la volontà di Dio e la legge Rattazzi deve essere bloccata, pena una serie di sciagure alla corte del re. Vittorio Emanuele non presta ascolto alle insistenti richieste del sacerdote e l’iter legislativo prosegue.

Il 7 gennaio del 1855 la madre del re, Maria Teresa di Toscana, una donna profondamente cattolica che non approvava la posizione politica del figlio, si ammala. Il 12 gennaio, a soli 54 anni, muore.

Il 16 gennaio, giorno del funerale della madre, Vittorio Emanuele riceve una lettera da don Bosco. Il tenore non lascia molte speranze: “Persona illuminata ab alto ha detto: Apri l’occhio, è già morto uno. Se la legge passa, accadranno gravi disgrazie nella tua famiglia. Questo non è che il preludio dei mali. Erunt mala super mala in domo tua [saranno mali su mali in casa tua]. Se non recedi, aprirai un abisso che non potrai scandagliare”. Durante il funerale della suocera, la moglie del re, Maria Adelaide, che ha da poco terminato l’ottava gravidanza, accusa un fortissimo attacco di gastroenterite. Il 20 gennaio muore, appena trentatreenne.

Purtroppo, i giorni di lutto per il malcapitato sovrano non sono ancora terminati.

L’11 gennaio tocca al fratello minore di Vittorio Emanuele, Ferdinando di Savoia-Genova. Malato da tempo, si spegne, come Maria Adelaide, a soli 33 anni.

Nonostante i “divini” avvertimenti, il re non si muove dalle proprie posizioni e la discussione sul provvedimento prosegue in Parlamento. A maggio è previsto il passaggio definitivo in Senato. A completamento dell’infausto elenco di lutti personali, legati o meno alla premonizione di don Bosco, poco prima dell’approvazione della legge, muore l’ultimogenito di Vittorio Emanuele, il piccolo Vittorio Emanuele Leopoldo, un bimbo di neppure cinque mesi. Il 29 maggio del 1855 la legge Rattazzi viene approvata.

Scrive la baronessa Olimpia Rossi Savio nel suo diario: “Per la quarta volta i sotterranei di Superga si riaprono, quasi per ingoiare tutta quanta la più antica stirpe d’Europa”.

Don Bosco 3
Vittorio Emanuele II

Il secondo profetico ammonimento

Don Bosco non era stato minimamente ascoltato: Vittorio Emanuele II non era stato superstizioso, ma irremovibile.

Don Bosco 1
don Bosco

Con la legge appena approvata, 334 case religiose vennero soppresse e con esse 5.456 religiosi. Molti beni materiali della Chiesa furono confiscati dallo Stato.

Poco prima dell’approvazione, san Giovanni Bosco, una volta preso atto che la premonizione del sogno non aveva sortito effetti, si premurò di ammonire il sovrano sulle conseguenze del suo gesto anche attraverso un opuscolo. La profezia, sebbene meno luttuosa della prima, pareva ugualmente esplicita: “La famiglia di chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta generazione”.

Il salesiano ebbe ancora una volta ragione. E per verificarlo basta indagare la sorte del primo re d’Italia e dei suoi diretti discendenti.

Vittorio Emanuele II, infatti, morì a 58 anni, a causa della malaria contratta in quella Roma che aveva sottratto al Papa a suon di cannonate.

Suo figlio e successore Umberto I fu ucciso a 56 anni, a Monza, dall’anarchico Gaetano Bresci.

Vittorio Emanuele III, come sappiamo, fuggì furtivamente da Roma durante la Seconda Guerra Mondiale e, nel 1946, abdicò in favore del figlio, Umberto II (il re di maggio), che fu re per appena un mese e che, dopo il referendum del 1946, accettò l’esilio. Si era così giunti al termine della millenaria dinastia dei Savoia, iniziata con il conte Umberto il Biancamano. Da Vittorio Emanuele II in avanti non era stata superata la quarta generazione.

Don Bosco era stato infallibile.

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità su Torino e il Piemonte, a cura di Gabriele Richetti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...