Croci, esoterismo e alieni sul Monte Musinè

Il monte alle porte di Torino racconta agli escursionisti innumerevoli misteri.

Per tutti i torinesi, il Musinè è un fratello maggiore.

Se ne sta lì, spelacchiato, come una sentinella stanca all’imbocco della Val di Susa, con alle spalle il ben più imponente monte Rocciamelone. È un’immagine famigliare, una sorta di grossa collina alta 1.150 m che, all’inizio di ogni stagione estiva, diventa meta di allenamento per escursionisti e runner, che lì si esercitano prima di dedicarsi ad altre più ardue imprese.

Ciò che però quasi nessuno conosce è l’alone di mistero che circonda il monte. Perché di strane presenze, segni extraterrestri e leggende, il Musinè può vantarne in gran numero.

A cura di Gabriele Richetti

I tempi antichi

Ciò che è sicuro è che la zona fosse abitata già in tempi molto antichi, addirittura nell’Età del Bronzo. Diverse sono poi le testimonianze archeologiche risalenti all’epoca romana: ed è proprio in quel periodo che iniziano le leggende riguardanti la montagna.

Una delle prima dicerie afferma che il Musinè sarebbe stato il luogo dell’esilio di Erode il Grande, responsabile della biblica strage degli innocenti. Il feroce re di Giudea avrebbe trascorso alcuni anni di espiazione alle pendici del monte torinese, prima di fare ritorno in patria. Secondo un’altra versione, Erode sarebbe invece stato condannato a sorvolare il monte alla guida di un carro infuocato per l’eternità. Prova ne sarebbero i fuochi fatui che ancora oggi, ogni tanto, qualcuno afferma di vedere sul Musinè.

Sempre in epoca romana, l’imperatore Costantino I, proprio durante una sosta presso il Musinè, avrebbe avuto la famosa visione della croce fiammeggiante (in hoc signo vinces), previsione della conversione e della vittoria contro Massenzio. Prendendo le mosse da questo episodio, nel 1901 verrà eretta sull’anticima del monte una grande croce bianca a ricordo della ipotetica visione.

Musinè 1
Profilo del Musinè

La grande croce di vetta

La gigantesca croce di vetta posta a ricordo del sogno costantiniano è alta ben 15 metri. Fatta di cemento armato, fu installata il 10 novembre 1901. Il necessario per costruirla fu portato in cima al monte da decine e decine di uomini dei comuni limitrofi, che, secondo le testimonianze coeve, sembravano una lunga fila di formiche (a smijavo ’d formije).

Una volta arrivato sul piazzale erboso, il carico di ciascun portatore veniva pesato, per verificare che lungo il tragitto non fosse stata persa anche solo la minima parte dei 25 kg di sabbia e cemento caricati sulle spalle.

Musinè 2
La grande croce in cemento

Alieni & co.

Senza dimenticare la sicura presenza di masche (le streghe piemontesi) e altri spiriti malefici, tra cui uno stregone che vivrebbe in una grotta protetto da un drago, il Musinè sarebbe anche legato a diversi episodi extraterrestri.

La scarsa presenza di vegetazione e il terreno brullo sarebbero la conseguenza del continuo viavai degli alieni, che userebbero i versanti del monte come base per le loro scappatelle terrestri. Addirittura, c’è chi sostiene che il monte sarebbe cavo, proprio per la presenza di una base extraterrestre. La radioattività sprigionata dal terreno impedirebbe perciò la crescita di qualsiasi tipo di albero.

Altro indizio dell’attività aliena sarebbe rappresentato dai frequenti incendi estivi che interessano il monte, in aggiunta alla scarsa presenza di acqua e secchezza degli arbusti, molto radi a causa delle rocce affioranti su tutte le pendici.

Davvero inspiegabile è poi ciò che accadde l’8 dicembre 1978 a due escursionisti, che videro una luce molto intensa prima che uno dei due sparisse. Il giovane venne ritrovato in stato di shock, preda di una forte tachicardia e farneticante di strani esseri che l’avrebbero toccato, provocandogli una bruciatura sulla gamba.

Aggiungiamo alla lista un altro mistero: il Musinè sarebbe attraversato da una delle linee di energia terrestre. Negli anni ’70, a tal proposito, comparve sulla vetta, vicino alla croce, una targa con incisa la seguente sibillina frase: “Qui è l’Una Antenna dei Sette Punti Elettrodinamici, che dal proprio nucleo incandescente vivo la Terra tutta respira emette vita. Qui operano le Astrali Entità che furono: Hatshepsut, Echnaton, Gesù il Cristo, Abramo, Confucio, Maometto, Buddha, Gandhi, Martin Luther King, Francesco d’Assisi, e anche Tu, se vuoi, alla fratellanza costruttiva tra tutti i Popoli. Pensaci intensamente, 3 minuti: Pensiero è Costruzione”. Ennesimo rimando all’esoterismo che tanto piace e affascina a Torino e dintorni.

Musinè 3
La targa esoterica

Il monte del villaggio

Sul perché siano fiorite così tante leggende attorno ad una simile montagna ancora non è chiaro.

D’altra parte, neppure l’etimologia del monte è certa. Ad un semplicistico “Monte degli Asini”, gli studiosi contrappongono il nome di “Monte del Villaggio”. Già dalle prime testimonianze scritte intorno all’anno 1.000 d.C., infatti, il Musinè viene indicato come mons Vicinea; poi Vesenius, Vesinerius, Vixinerius: tutte varianti del termine latino vicus, villaggio. In effetti, essendo all’intersezione di ben tre comuni (Caselette, Almese, Val della Torre), il Musinè ha da sempre rappresentato luogo di condivisione per gli abitanti della zona, fin dai tempi antichi. Una montagna che non è una montagna, con boschi senza alberi e costellata da strani fenomeni naturali non poteva non avere una storia particolare, fatta di leggende, croci e alieni dalla testa ovale.

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità su Torino e il Piemonte, a cura di Gabriele Richetti

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