Sotto le bombe: il rifugio di Piazza Risorgimento

Sotto Piazza Risorgimento esiste ancora il rifugio antiaereo più importante di Torino.

Dimenticato per anni e riscoperto quasi per caso a metà degli anni ‘90, dopo aver dato riparo a migliaia di cittadini nei terrificanti attimi di bombardamento della Seconda Guerra Mondiale. È questa la storia di uno dei rifugi antiaereo più importanti di Torino, se non il più importante: il rifugio di Piazza Risorgimento.

A cura di Gabriele Richetti

La costruzione

Al momento dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, le strutture difensive e di riparo della città di Torino erano decisamente inadeguate. A parte alcuni ricoveri sotto gli uffici pubblici non esistevano ripari per gli oltre 700mila abitanti della città che, per difendersi dalle (rare, inizialmente) incursioni aeree, ricorrevano a rudimentali trincee scavate sul suolo cittadino, allo sfollamento nelle campagne e agli infernotti di cui Torino era ricca.

In effetti, inizialmente, nessuno sospettava quando e in che misura sarebbero stati coinvolti i civili. Pochi, all’inizio degli anni ’40, potevano immaginare che Torino sarebbe stata una delle città più colpite e bombardate di tutta Italia.

Perciò, in netto ritardo, nel 1943 (durante quella che viene definita la “seconda fase” dei bombardamenti torinesi) venne approntata una serie di rifugi meglio organizzati, tra i quali rientra anche quello di Piazza Risorgimento.

Rifugio antiaereo 1
Una delle gallerie del rifugio

L’interno del rifugio

Protetto all’esterno da un terrapieno, il rifugio venne costruito in cemento armato, con muri spessi 80 cm che rispettavano le normative anti-bomba. Composto da tre gallerie parallele lunghe 40 metri, larghe 4,5 e alte 3,30 tra loro comunicanti, si trovava ad una profondità di 12 metri e poteva ospitare circa un migliaio di persone.

L’illuminazione, durante il bombardamento, era generata da una bicicletta-dinamo, azionata a turno dai cittadini. I bombardamenti potevano durare ore e il rifugio era dotato anche di servizi igienici.

Rifugio antiaereo 3
La bicicletta-dinamo

Una sbiadita targa ancora oggi visibile riporta stralci delle regole che gli occupanti dovevano seguire durante l’imperversare delle bombe. Regole di condotta che favorivano l’aggregazione durante ore non certo facili e allo stesso tempo permettevano di mantenere la sicurezza all’interno del rifugio.

Rifugio antiaereo 2
Le regole all’interno del rifugio

Abbandono e riscoperta

Al termine del conflitto, il rifugio cadde nell’oblio e ci si dimenticò, incredibilmente, della sua esistenza. Soltanto qualche testimone continuò ad indicarne la presenza sotto la piazza, ma in quel momento le priorità della città erano altre.

Nel 1995, essendosi rese necessarie delle verifiche per la costruzione di un garage, con un’opera di carotaggio si prese atto della veridicità di quanto affermato dalle persone che in quel ricovero vi erano state: il rifugio esisteva ancora, sottoterra, completamente invaso dalle radici degli alberi che affollavano la piazza soprastante.

Iniziarono i lavori di bonifica e il rifugio tornò a disposizione della cittadinanza, con un ruolo decisamente meno drammatico rispetto a quello per cui era stato costruito.

Scendere nel rifugio è oggi un’esperienza unica. In rispettoso silenzio ci si sofferma ad ascoltare le storie che i muri dall’intonaco ormai rovinato sembrano sussurrarci. Muri che, durante i bombardamenti, erano l’unica speranza per centinaia di persone che ad essi si addossavano, pregando di aver salva la vita e di non trovare, una volta usciti, la propria abitazione in macerie.

Meta di scolaresche e di visite dei torinesi, che in quelle gallerie, da 25 anni, possono nuovamente riscoprire le memorie di un luogo tanto silenzioso oggi, quanto fondamentale in quei giorni di frastuono e paura.

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità su Torino e il Piemonte, a cura di Gabriele Richetti

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