La strage dei piemontesi nelle saline di Aigues-Mortes

Un numero imprecisato di vittime e una delle pagine più nere dell’emigrazione italiana.

Gli episodi di violenza xenofoba, purtroppo, non sono un’esclusiva dei giorni nostri.

Sono ancora vicini i tempi in cui i casi di aggressione erano rivolti verso gli Italiani emigrati all’estero: atti deplorevoli che non si discostano da quanto oggi leggiamo sui giornali a parti invertite.

Una delle immagini simbolo dell’odio verso chi cercava fortuna in terra straniera è la strage di Aigues-Mortes, quando le saline della città francese si tinsero del sangue dei nostri connazionali. Ad innescare la spirale di odio che generò il fatto fu, a quanto pare, una delle prime fake news.

A cura di Gabriele Richetti

Una calda giornata di metà agosto

Aigues-Mortes è un paesino medievale situato nella parte bassa della Francia, nella regione occitana. Alte mura medievali guardano il mare e le saline che circondano lunghe spiagge, regno incontrastato dei cavalli della Camargue.

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Le saline di Aigues-Mortes

Il 16 agosto del 1893 decine di lavoratori sono all’opera nelle saline, uno dei fiori all’occhiello della città: il luogo è infatti rinomato per la produzione di sale marino. Gli uomini al lavoro sono per lo più stranieri, reclutati oltre il confine e pagati miseramente, costretti a sopportare le più svariate angherie pur di riportare a casa, una volta terminata la stagione, qualche soldo in più. Per vincere la fatica i saliniers lavorano ubriachi, senza acqua per lavarsi dal sale e minacciati dalla malaria.

I braccianti sono divisi in tre categorie: i contadini francesi, i piemontesi (termine che in realtà indica tutti gli italiani provenienti dal settentrione) e i vagabondi, tra cui si annidano lavoratori nomadi e banali delinquenti. Le squadre di lavoro sono però miste.

Quella mattina, non è chiaro perché, all’interno di una squadra scoppia una rissa tra francesi e italiani, che i gendarmi e il giudice di pace tentano di sedare una volta tramutatasi in questione d’onore. La situazione è tesa, ma non tragica. Tuttavia, alcuni nomadi corrono in città e diffondono tra i francesi rimasti senza lavoro la falsa notizia che alcuni italiani avrebbero ucciso dei loro concittadini. È la goccia che fa traboccare il vaso: la città insorge contro gli stranieri, colpevoli di aver rubato loro il lavoro e, stando a quanto riportato dai messaggeri, macchiatisi le mani di sangue francese.

La caccia all’uomo

Per le strade di Aigues-Mortes scatta una vera e propria caccia all’uomo. Alcuni italiani riescono a rifugiarsi in una panetteria, grazie all’intervento della fornaia Adélaide Fontaine che non esita a dar loro protezione. Resosi conto della pericolosità della situazione, il prefetto, alle 4 di mattina del 17 agosto, invia l’esercito in città per riportare l’ordine: sembra incredibile ma le truppe arriveranno in città soltanto nel tardo pomeriggio, verso le 18. A quell’ora, la strage sarà già stata consumata.

I cittadini, come in preda al delirio, corrono alle saline, dove si trova la maggior parte degli italiani e puntano le povere capanne dove i braccianti alloggiavano. Il capitano dei gendarmi prova a salvare le vite dei saliniers, promettendo ai rivoltosi che, una volta terminata la giornata, avrebbe allontanato tutti gli italiani dalla città.

Poche ore dopo, durante il trasferimento dalle saline alla stazione ferroviaria, gli italiani cadono nell’imboscata che i cittadini avevano preparato. La furia dei quasi cinquecento francesi è impressionante: i lavoratori vengono bastonati, colpiti con coltelli e vari oggetti, alcuni affogati. Altri si rifugiano nelle paludi per mettersi al riparo dai sassi e dai mattoni che i rivoltosi scagliano loro contro. Ci sono scene di una brutalità inaudita: chi cade a terra viene finito a bastonate e chi rimane indietro accerchiato. È l’inferno.

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Illustrazione dell’epoca

Il numero delle vittime

Il numero delle vittime ancora oggi rimane sconosciuto. Le autorità francesi dell’epoca parlarono di dieci lavoratori uccisi, tra cui sei piemontesi. Decine i feriti, alcuni dei quali gravi a tal punto da non poter essere riportati in Italia. Le cifre furono ritoccate già qualche giorno dopo la strage. Alcune fonti riportano di corpi trovati nelle saline e nelle paludi nei mesi successivi, senza tenere conto dei corpi buttati in acqua e mai più recuperati. Oggi, le cifre ufficiali sono di 17 morti e 150 feriti, ma alcuni esperti le ritengono ancora molto basse. Le difficoltà anagrafiche dell’epoca, unite alla stagionalità del lavoro, non aiutano a correggere le stime.

Dovremo rassegnarci a non avere mai chiarezza in merito. Soltanto negli ultimi anni, d’altra parte, la città di Aigues-Mortes ha preso coscienza dell’eccidio, dopo decenni di negazionismo e colpevole silenzio anche verso le nuove generazioni.

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Targa in memoria di una delle vittime

Le conseguenze della strage e il processo

Così come una fake news aveva dato origine al massacro, altre si diffusero al momento dell’arrivo della notizia in Italia.

Girarono voci che attestavano i morti italiani come più di un centinaio, con bambini uccisi e portati in giro come trofei dai francesi. In molte città italiane scoppiarono disordini, con manifestazioni – anche violente – anti-Francia e assalti ad ambasciate e aziende francesi.

La vicenda diventò un caso diplomatico: il sindaco di Aigues-Mortes diede le dimissioni e la magistratura francese, su richiesta di tutta l’Europa, istruì un processo. Già dalle prime battute, tuttavia, si capì come il procedimento fosse orientato ad evitare condanne: le testimonianze furono interpolate da entrambe le parti e, con ricostruzioni così divergenti, era impensabile che un tribunale francese condannasse dei cittadini francesi, soprattutto in un momento storico di grande nazionalismo come quello.

Il 30 dicembre del 1893, una volta assolti tutti gli imputati, la folla presente si alzò per applaudire. Oltre a quelli italiani, anche i giornalisti francesi criticarono aspramente la decisione della giuria popolare, che non aveva avuto il coraggio di condannare i propri concittadini.

Il verdetto fece calare il sipario su una delle pagine più nere dei rapporti tra Italia e Francia. Questo il commento dell’inglese The Graphic, che sottolineò come “Sulla colpevolezza di ognuno di loro, sia francesi che italiani, non c’era alcun dubbio e nessuno fu stupito dal verdetto più dei rivoltosi stessi. Ma poiché la maggior parte delle vittime della rivolta dello scorso agosto erano italiani, la giuria ha ritenuto di dover mostrare il proprio patriottismo, dichiarando in pratica che per un operaio francese uccidere un concorrente italiano non è un reato”.

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità storico-letterarie su Torino e il Piemonte

1 commento su “La strage dei piemontesi nelle saline di Aigues-Mortes”

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