I Savoia: una dinastia di… soprannomi

Alla scoperta dello sconfinato elenco di appellativi sabaudi.

Quella dei Savoia può senza ombra di dubbio essere considerata una tra le dinastie più antiche di tutta Europa.

Gli esponenti della casata sabauda – soprattutto nei tempi antichi – sono stati spesso lodati più per l’abilità militare che per l’arte della politica. Al di là dei giudizi storiografici, la caratteristica che più accomuna tutti i Savoia è tuttavia un’altra: i soprannomi.

Sì, perché pochi altri sovrani possono vantare lo sterminato elenco di appellativi esibito dalla dinastia savoiarda.

A cura di Gabriele Richetti

Iniziamo dal fondatore

Non si poteva che partire dal fondatore della casata, Umberto I il Biancamano, detto anche Umberto dalle Bianche Mani, generalmente considerato il capostipite di casa Savoia.

Biancamano, traduzione del francese aux Blanches Mains, mal si addice al temperamento guerresco del conte, un personaggio vissuto a cavallo dell’anno mille e ancora oggi avvolto dalla leggenda. L’appellativo compare solo nel 1342, all’interno dell’obituario dell’Abbazia di Altacomba: secondo alcuni studiosi si tratterebbe di una banale svista dell’amanuense che, invece di blancis moenibus (dalle bianche mura, cioè le montagne innevate della Savoia), scrisse blancis manibus. Altri propendono per un’origine “politica”, in riferimento al suo governo giusto e senza macchia. Aggiungiamo una terza ipotesi: le bianche mani di Umberto, in senso letterale, sarebbero davvero le sue, di rara bellezza e candore visti i tempi.

Amedeo padre e Amedeo figlio legati dai colori

Lasciamo il Biancamano e facciamo un salto in avanti di circa 300 anni.

Nel gennaio del 1334 nasce a Chambery il futuro Amedeo VI. Oltre ad essere stato il creatore del misterioso (tanto per cambiare) FERT, il celebre motto di casa Savoia, e dell’iconico colore Blu Savoia (quello, per intenderci, della maglia della nostra nazionale di calcio), Amedeo è ancora oggi ammirabile in tutta la sua bellezza al centro di Piazza Palazzo di Città, l’antica Piazza delle Erbe, grazie alla statua ottocentesca opera di Pelagio Palagi. Dalla statua non è però ovviamente intuibile il colore degli indumenti del conte, dettaglio di non poco conto visto il suo soprannome: il Conte Verde. Verdi erano infatti le vesti con cui il Savoia era solito partecipare in gioventù ai tornei cavallereschi. Vista la fama delle sue bardature, Amedeo mantenne il colore verde in tutti gli abiti anche una volta salito al trono.

Il primogenito di Amedeo VI, al potere come Amedeo VII, non poteva che ereditare dal padre un soprannome, seppur diverso, molto simile: il Conte Rosso. Rossi erano i suoi capelli e le sue vesti: queste soltanto a partire dal 1383, quando, alla nascita del figlio, abbandonò il nero del lutto per la morte del padre, iniziando a vestirsi di rosso in segno di festa.

Soprannomi 1
Amedeo VII il Conte Rosso

Testa di Ferro, la Volpe Savoiarda e Carlo Feroce

La sua statua a cavallo ottocentesca è ormai diventata uno dei simboli più conosciuti di tutta Torino: stiamo parlando del Caval ‘d brôns di Piazza San Carlo, opera di Carlo Marochetti raffigurante il duca Emanuele Filiberto di Savoia. Grazie alla vittoria nella famosa battaglia di San Quintino, Emanuele Filiberto si conquistò il soprannome di Testa di Ferro, omaggio popolare alla sua caparbietà sul campo.

Uno dei più grandi Savoia fu senza dubbio Vittorio Amedeo II, primo Re di Sardegna. La forma sottile e allungata del suo viso, a discapito dei grandi risultati politici e militari raggiunti, gli valse per tutta la vita il soprannome di Volpe Savoiarda.

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Vittorio Amedeo II la Volpe Savoiarda

Altro Savoia, altro soprannome. Questa volta si tratta di Carlo Felice, uno tra i sovrani meno amati in assoluto. A causa della repressione che mise in atto dopo i moti rivoluzionari sardi e del regime militare che instaurò sull’isola, si guadagnò il poco rispettabile soprannome di Carlo Feroce.

Da Carlo Alberto alle due guerre mondiali

Carlo Alberto è sicuramente uno dei sovrani sabaudi più conosciuti, non fosse altro che per l’omonimo Statuto del 1848. Alto più di due metri, complice il suo carattere introverso e schivo, spesso cupo, si guadagnò l’epiteto di Italo Amleto, coniato addirittura da Giosuè Carducci. Il soprannome che forse risulta essere quello più conosciuto è però un altro: il Re Tentenna, a causa del suo continuo ondeggiare tra aperture liberali e fondamenta reazionarie.

Soprannomi 3
Carlo Alberto il Re Tentenna

Concludiamo la rassegna con Vittorio Emanuele III, che ebbe la sfortuna di vedere, sotto il suo regno, ben due guerre mondiali. Al contrario dell’avo ottocentesco, Vittorio Emanuele era decisamente basso e fisicamente sproporzionato. Il soprannome fu presto dato: travolto dalla Storia, venne ricordato come il Re Soldato o, peggio, il Re Sciaboletta.

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità storico-letterarie su Torino e il Piemonte

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