Uno yacht d’altri tempi: il bucintoro dei Savoia

Direttamente dai cantieri veneziani, arrivò a Torino nel 1731 per rimanerci.

Nel leggere un titolo del genere, l’occhio dell’esperto noterebbe immediatamente un’incongruenza. Già, perché avvicinare due termini geograficamente e storicamente distanti come Bucintoro e Savoia potrebbe sembrare azzardato. Tuttavia, non lo è affatto.

Il Bucintoro. La galea che apparteneva ai Dogi di Venezia, utilizzata nella solenne festività religiosa dell’Ascensione durante uno degli eventi più importante della Repubblica: lo Sposalizio del Mare. Durante il rito, il Doge, a bordo del Bucintoro, lasciava cadere in acqua un anello, a simboleggiare l’unione indissolubile tra la sua città e il mare; un rito propiziatorio e grandioso, che aveva nel Bucintoro uno dei protagonisti indiscussi.

Pare incredibile, ma nessuna di queste imbarcazioni veneziane è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Tranne una: il piccolo Bucintoro dei Savoia, conservato oggi nelle sale della Reggia di Venaria, decisamente lontano dal suo ambiente naturale.

A cura di Gabriele Richetti

La peota piemontese

Nella nota Reggia riposa dunque questa imbarcazione da parata – una peota per essere precisi – giunta fino a noi dal ‘700, adagiata placida su di un lastrone di vetro in tutta la sua magnificenza.

Commissionato alla Serenissima da casa Savoia, lo scafo in quercia venne realizzato dal buranese mastro Antonio tra il 1729 e il 1731 negli squeri, i cantieri navali minori adibiti alla costruzione delle barche a remi in legno (a differenza del Bucintoro del Doge, che veniva realizzato, data la sua importanza, nei cantieri dell’Arsenale).

Il Bucintoro dei Savoia

Lungo 16 metri, il Bucintoro dei Savoia è largo 2,70 metri nel punto massimo; dispone di 8 scalmi per i remi, di un anello per il traino controcorrente, del fero da buttar a fondo (l’ancora), di una prua e una poppa riccamente decorate, di un albero con vela, oltre che di un tiemo (il baldacchino o copertura centrale). Quest’ultimo venne realizzato a Venezia presso lo squero di padron Zuanne e munito di dieci piccole finestre.

Per quanto riguarda i gruppi scultorei, a prua troviamo un Narciso che si specchia nelle acque affiancato da due figure anziane a rappresentare il Po e l’Adige – i due fiumi principali di Piemonte e Veneto – intente e versare acqua da due otri. A poppa sono presenti dei cavalli marini e la barra del timone scolpita a forma di drago.

Il Narciso a prua

Il viaggio dalla laguna a Torino

Alla fine del luglio 1731 l’imbarcazione è pronta per salpare alla volta di Torino: le decorazioni sono protette da tendaggi e gli arredi centrali smontati per precauzione. Svolta la prima parte del percorso lagunare a vela, il Bucintoro a Pontelagoscuro si immette nel Po e inizia a risalirlo trainato da cavalli.

Del viaggio fino a Torino sappiamo molto, grazie soprattutto agli scritti di Brunello, un giovane frate presente a bordo, che annota minuziosamente gli spostamenti della comitiva e le spese di gestione, tra cui i dazi da pagare nei vari porti. La navigazione è esclusivamente diurna e tocca Brescello, Cremona, Pavia e Casale, dove arriva trainato da buoi.

Dopo le difficoltà di risalita incontrate nell’ultimo tratto di navigazione, il convoglio giunge il 2 settembre 1731 a Torino, esattamente dopo un mese di viaggio. Qui l’architetto reale Filippo Juvarra esamina l’imbarcazione e, dopo aver trovato congrua la richiesta economica veneziana, autorizza il pagamento delle 19.597 lire richieste.

Il Bucintoro a Pavia
Il Bucintoro a Pavia

Dal 1731 ad oggi

Da quel settembre di quasi trecento anni fa, il Bucintoro dei Savoia è stato spesso utilizzato come natante da parata, durante le eleganti feste sull’acqua organizzate dai Savoia, oltre che per matrimoni reali e occasioni formali.

Nel 1873, un secolo dopo il suo arrivo nel capoluogo piemontese, venne donato ai Musei Civici dall’allora regnante Vittorio Emanuele II, ormai in procinto di partire per Roma. Dal 2014 il Bucintoro, dopo un imponente restauro, è ammirabile presso la Reggia di Venaria, non troppo lontano dalle acque del suo amato Po, ultimo esempio visibile di una grande dinastia di imbarcazioni.

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità storico-letterarie su Torino e il Piemonte

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