La mano di pietra in Corso Matteotti 45

Al civico 45 di Corso Matteotti, da più di un secolo, una mano di pietra spunta da un portone…

Torino e i misteri, una storia d’amore. Potrebbe tranquillamente intitolarsi così questa ennesima commistione tra la nostra città e quella scia di segreti che spesso la percorre in lungo e in largo.

Questa volta siamo in Corso Matteotti (Corso Oporto, per i nostri nonni), precisamente al civico numero 45, dove incontriamo un bel palazzo in stile eclettico. Ad una prima occhiata, tutto sembra assolutamente normale: passanti, parcheggi, una pensilina. Eppure. Eppure, se alziamo lo sguardo per posarlo appena sopra il portone, ecco che qualcosa di strano c’è eccome.

Si tratta di una mano in pietra, intenta ad indicare (o tenere) un foglio. Quasi invisibile anche all’osservatore più attento. Di chi è quella mano e, soprattutto, come è finita in Corso Matteotti?

A cura di Gabriele Richetti

Ebe de Marivaux

Purtroppo, ogni tentativo di datare il palazzo ha portato ad un nulla di fatto. Verosimilmente l’edificio potrebbe essere stato costruito intorno ai primi del ‘900, visto lo stile architettonico di quegli anni. Quindi nessuna certezza su costruttore e inquilini.

Il portone di Corso Matteotti 45

Qui inizia la leggenda. Pare che, nelle vie adiacenti o forse proprio nel palazzo in questione, abitasse una certa Ebe de Marivaux, affascinante cortigiana francese dell’epoca.

Di costumi libertini, Ebe era solita accompagnarsi a diversi signori e giovanotti, i quali, pur di godere della sua “compagnia”, la ricoprivano di doni elargendole ingenti somme di denaro, ovviamente mai restituite dalla fanciulla.

La bella vita della cortigiana durò fino a quando l’ennesimo amante, un finanziere russo di nome Bilinskij, venne sedotto e abbandonato. Furioso per il trattamento ricevuto e pazzo di gelosia, il finanziere aspettò una sera Ebe sotto casa per consumare la sua vendetta. Appena la vide arrivare, scesa dalla carrozza, le corse incontro e tentò di pugnalarla. La donna, tuttavia, ebbe la prontezza di schivare il colpo, che andò sì a segno, ma nel tronco dell’albero accanto al portone. Il finanziere fuggì e di lui si persero le tracce.

Possibili interpretazioni della mano

Da questa vicenda amorosa nascono dunque alcune delle possibili interpretazioni circa la famosa mano di pietra sopra il portone del civico 45.

Particolare della mano

Il foglio indicato dalla mano potrebbe essere una richiesta d’aiuto di Ebe, fatta installare dopo l’aggressione dalla stessa cortigiana per richiedere protezione all’ennesimo signorotto di passaggio.

Potrebbe anche essere una lettera d’amore ai suoi futuri accompagnatori, a simboleggiare la spensierata vita condotta da Ebe, tutta nastrini e pomeriggi a braccetto per le vie del centro. Oppure, perché no, un biglietto d’addio per tutti i suoi amanti respinti nel corso del tempo.

Qualcuno, tuttavia, sostiene si tratti di una discreta indicazione stradale: in quel palazzo, nei primi del ‘900, probabilmente aveva infatti sede una casa chiusa, le cui tariffe, sebbene di pietra, erano chiaramente esposte ai futuri clienti.

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità storico-letterarie su Torino e il Piemonte

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