Non solo Annibale: storia di Jumbo, l’elefante che attraversò le Alpi

La straordinaria impresa di John Hoyte e dell’elefantessa Jumbo.

Quando pensiamo al connubio Alpi ed elefanti, è logico che la mente corra ai primi anni di scuola, gli anni in cui ci era stata raccontata l’incredibile (a tal punto da essere leggendaria, forse?) impresa di Annibale, sceso in Italia con un esercito di migliaia di uomini attraversando le Alpi in compagnia dei suoi elefanti.

Tuttavia, ben pochi sanno che negli anni ’50, precisamente nel 1959, uno studente inglese di ingegneria, John Hoyte, decise di ripercorrere il possibile tragitto compiuto dal condottiero cartaginesi secoli addietro. Anche lui, ovviamente, scortato da un elefante.

A cura di Gabriele Richetti

Genesi e preparativi dell’impresa

L’idea venne a Hoyte già nel 1955, quando sul Times si sviluppò un dibattito su quale potesse essere stato il percorso scelto da Annibale e le sue truppe nel 218 a.C.

Il giovane studente partì dunque da Cambridge alla volta delle Alpi, per capirne di più sui luoghi e sul clima che il generale si trovò ad affrontare con i suoi trentasette elefanti, secondo quanto tramandato dalle cronache del tempo. In effetti ancora oggi non vi è certezza sul percorso seguito da Annibale, oggetto di diverse ipotesi nel corso degli anni, tra cui, autorevole, spicca quella di Napoleone, secondo cui l’armata cartaginese sarebbe transitata dal Colle del Moncenisio. Per conformità del luogo e dei rilievi, la strada del Moncenisio era infatti la più adatta al passaggio di un grande esercito e di tutto il suo seguito.

Individuato il percorso migliore, precisamente quello che portava al Col Clapier, Hoyte tornò in Inghilterra per preparare la spedizione. Nulla poteva essere lasciato al caso: servivano compagni esperti, un veterinario e, ovviamente, un elefante.

Il viaggio di Jumbo

Proprio il reperimento dell’animale non fu cosa semplice. Dopo un po’ di pubblicità e svariate richieste, Hoyte riuscì a trovare il pachiderma allo zoo di Torino, che aveva appena acquistato una elefantessa indiana di undici anni di nome Jumbo. Due tonnellate e mezzo di peso, si apprestava a compiere un’impresa altrettanto leggendaria di quella dei suoi antenati.

Dopo aver assicurato Jumbo (in fondo, si trattava di un bene decisamente di valore) e aver approntato stivali di pelle, ginocchiere e cappotto per ripararla dai tratti più aspri e dal freddo, Hoyte e la sua comitiva di otto persone partirono alla fine del luglio 1959 dal comune francese di Montmelian, direzione Col Clapier. Tuttavia, dopo aver trovato una frana ad ostruire la strada, il gruppo dovette tornare indietro e modificare il proprio itinerario: il valico sarebbe stato effettuato non più al Col Clapier, ma al Colle del Moncenisio, così come aveva ipotizzato Napoleone.

Jumbo attraversa un ruscello

Dopo dieci giorni di viaggio, tra boschi e ruscelli alpini, il gruppo arrivò a Susa, dove l’intera popolazione si era riversata in strada per assistere allo storico evento. In effetti, quelle valli non vedevano un elefante da diverso tempo: l’entusiasmo era decisamente giustificato.

Nonostante fosse curata amorevolmente tutti i giorni, continuamente visitata e la dieta quotidiana comprendesse più di cento chili di cibo tra fieno, mele, pane e carote, lo sforzo compiuto dalla povera Jumbo fu incredibile: basti pensare che l’elefante, una volta terminato il viaggio, aveva perso circa 300 chilogrammi di peso.

L’arrivo a Susa

L’impresa, ad ogni modo, era compiuta. Jumbo ritornò allo zoo di Torino dopo una trionfale entrata in città, conscia o meno della leggendaria traversata che aveva appena compiuto. Rimase del viaggio una serie straordinaria di fotografie e immagini, con Jumbo e la squadra di Hoyte a spasso tra i sentieri della Val Susa, sotto lo sguardo circospetto di mucche al pascolo e cani da pastore. In fondo anche loro avrebbero potuto raccontare di aver visto un elefante valicare le Alpi.

Jumbo a spasso per i pascoli

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità su Torino e il Piemonte, a cura di Gabriele Richetti

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