Maria Bricca, la cuoca che salvò Torino

Un’umile cuoca permise all’esercito sabaudo di rompere l’assedio francese dopo centodiciassette giorni.

Torino, 1706: ci troviamo nel bel mezzo della Guerra di successione spagnola e un esercito di circa 44mila soldati francesi assedia la città di Torino, roccaforte del Ducato sabaudo.

L’assedio durerà centodiciassette lunghissimi giorni, con le truppe francesi infine sconfitte dalla tenacia dei cittadini, unita al genio militare e politico del principe Eugenio di Savoia e del duca Vittorio Amedeo II. E dalla soffiata di una cuoca di Pianezza, Maria Bricca.

A cura di Gabriele Richetti

Maria Bricca di Pianezza, detta Bricassa

Il 2 dicembre del 1684, a Pianezza, viene al mondo Maria Chiabergia, di umili origini.

Nel 1693 la piccola Maria assiste ai saccheggi del maresciallo di Francia Nicolas Catinat, il quale, all’interno di quella che passerà alla Storia come la “Guerra della Grande Alleanza” o “Guerra dei Nove Anni”, scende in Val Susa distruggendo tutto ciò che trova sul suo cammino: Susa, Avigliana, Rivoli, Venaria e la stessa Pianezza. Seppur bambina, Maria probabilmente inizia a coltivare una certa avversione verso i Francesi.

Nel 1705 la Chiabergia sposa Valentino Bricco, un vedovo di vent’anni più anziano: da quel momento sarà conosciuta come Maria Bricca o come Bricassa. Morirà a 49 anni, nel 1733; ma ciò che ancora non sa, è che nel 1706 passerà alla Storia da vera e propria eroina.

Casa di Maria Bricca a Pianezza

L’assedio di Torino

Come detto in apertura, Torino è stretta, nel 1706, nella morsa degli assedianti francesi. Il 30 agosto, Pietro Micca si sacrifica nelle gallerie della cittadella, evitando una probabile capitolazione della città.

Il principe Eugenio di Savoia e il duca Vittorio Amedeo II capiscono che è necessario, per rompere l’assedio, tagliare viveri e munizioni ai francesi, acquartierati in diversi castelli fuori dalla città. Una guarnigione è stanziata nel castello di Pianezza. Circola la voce di una cuoca, che abita proprio accanto al castello in questione e che in passato vi ha lavorato nelle cucine, e che di quelle stanze conosce ogni passaggio. E’ Maria Bricca.

La popolana viene convocata dalle più alte cariche del ducato: per l’assalto al castello di Pianezza viene scelta la notte tra il 5 e il 6 settembre e preparato un gruppo di Granatieri di Brandeburgo e soldati sabaudi. La Bricca dovrà condurli fino all’interno del castello.

L’assalto al castello di Pianezza

La notte del 5 settembre 1706 è tutto pronto. Maria Bricca guida il drappello guadando la Dora nei pressi della Pieve di San Pietro, poi entra nel castello attraverso una galleria, che ancora oggi porta il suo nome. Qui la Storia, come spesso accade, si fonde con la leggenda: pare che la Bricca sia stata la prima ad irrompere nel salone presidiato dai Francesi (che in alcune versioni della storia stanno gozzovigliando, certi della vittoria, mentre in altre sono terrorizzati dal vicino assalto dei sabaudi) brandendo un’ascia.

Galleria di Maria Bricca

Probabilmente il suo contributo si limitò alle indicazioni del percorso da seguire per cogliere di sorpresa il nemico, magari riferite ad un intermediario. Difficile, in effetti, è credere che le massime personalità del tempo potessero parlare di operazioni militari con una donna del popolo. I particolari romantici dell’evento, come l’ascia e l’immaginarla alla testa dei Granatieri, furono probabilmente aggiunti in seguito, durante l’800, quando l’ideale collettivo italiano necessitava di figure ardite e coraggiose, simbolo dell’identità nazionale che si stava creando.

Comunque la si voglia vedere, il suo fu comunque un consiglio cruciale, confermato anche dalle cronache del tempo. I Francesi vennero colti completamente impreparati: molti furono uccisi, altri vennero fatti prigionieri. Il bottino, tra viveri e armi, fu ingente.

Fasi conclusive e liberazione della città

Grazie alla presa del castello di Pianezza, le truppe sabaude riuscirono a sorprendere gli assedianti alle spalle: in una fuga precipitosa, perso anche il controllo sul quartiere di Lucento (dove ancora oggi un monumento ricorda l’evento), i Francesi lasciarono la città il 7 settembre del 1706, dopo oltre cento giorni.

Al termine della Guerra di successione spagnola, con il Trattato di Utrecht del 1713, il duca Vittorio Amedeo II ottenne il titolo di Re di Sardegna. Il ducato piemontese si apprestava a diventare un Regno. E, forse, senza l’aiuto di un’umile cuoca, oggi staremmo scrivendo una storia molto diversa.

Oggi ricordano Maria Bricca diverse opere scultorie, nomi di vie, persino la sua abitazione a Pianezza, oltre che una tela del Gonin, conservata a Superga, dove è rappresentato l’ingresso di Maria nel salone del Castello di Pianezza, alla testa del drappello di incursori. Con l’ascia in mano.

Monumento a Maria Bricca

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità su Torino e il Piemonte, a cura di Gabriele Richetti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: