Storia dei Krumiri, i biscotti a forma di baffo reale

Inventati da Domenico Rossi nel 1878, ancora oggi sono un fiore all’occhiello della tradizione dolciaria piemontese.

Metti un pasticciere di Casale Monferrato, un biscotto dalla forma curiosa, un’etimologia incerta. E’ questa la ricetta di uno dei dolci piemontesi più famosi in assoluto: il celebre Krumiro di Casale Monferrato.

A cura di Gabriele Richetti

Domenico Rossi, 1878

Domenico Rossi è un pasticciere di Casale Monferrato, comune piemontese in provincia di Alessandria. Siamo nel 1878 e il suo locale, tra i più rinomati della città, è un punto di riferimento per tutti i golosi post Risorgimento, sempre ansiosi di festeggiare la neonata Italia con qualche prelibato dolciume.

La Storia racconta che una sera – sta al lettore crederci o meno – dopo il solito caffè con gli amici, Rossi invita tutti nel suo laboratorio: è stato folgorato da un’idea e non può aspettare neanche un secondo per metterla in pratica.

Nasce così, tra amici, in una notte di festeggiamenti, il biscotto che più di tutti avrebbe rappresentato Casale – e il Piemonte tutto – nel mondo: il Krumiro.

Classica confezione dei Krumiri

La forma a “baffo”: omaggio a Vittorio Emanuele II

Senza soffermarci sulla fragranza e sul gusto inimitabile del Krumiro, la qualità che negli anni più ne ha consolidato la fama è sicuramente l’aspetto: la caratteristica forma a manubrio.

Pare che tale forma, che ricorda la fattezza di molti baffi dell’epoca, sia un omaggio addirittura a Vittorio Emanuele II, mancato proprio nel gennaio del 1878, primo Re d’Italia e artefice di quell’Unità che ancora non si era smesso di festeggiare neppure nel mondo della pasticceria.

Rigorosamente impastato senza acqua, come da tradizione, la storica forma a manubrio è realizzata con una piegatura a mano, così come è senza l’ausilio di macchinari la disposizione dei biscotti alla giusta distanza nei forni per la cottura.

Vittorio Emanuele II e i suoi baffi

Premi e riconoscimenti

Già nei primi anni di vita, il Krumiro fu insignito di una serie quasi infinita di premi e riconoscimenti: ricordiamo la medaglia di Bronzo nel 1884 all’Esposizione Universale di Torino e il Gran Diploma d’Onore nel 1900. Nonostante i vari passaggi di proprietà a livello aziendale, nel corso degli anni il brevetto rimase identico, senza subire modifiche. Ciò permise al Krumiro di conservare il suo posto tra le eccellenze dolciarie a livello nazionale, oltre che regionale.

Gustato da Capi di Stato, Presidenti del Consiglio e personaggi famosi, forse il risultato più rilevante (a livello “politico”) fu raggiunto nel 1998, quando al Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton fu recapitata una selezione di prodotti tipici piemontesi, tra cui il nostro biscotto.

Clinton ringraziò del dono con una lettera, nella quale proprio il Krumiro fu oggetto di una specifica menzione: il Presidente era infatti rimasto colpito dai “wonderful Krumiri”.

I Krumiri

E l’origine del nome?

Merita concludere la nostra golosa trattazione del Krumiro indagandone l’aspetto probabilmente più sottovalutato e allo stesso tempo sconosciuto: l’origine del nome.

Premessa: quasi tutti ritengono che il nome riprenda il famoso termine “crumiro” con cui, da decenni, vengono etichettati i lavoratori non aderenti agli scioperi. Se in parte questa credenza è vera, bisogna sottolineare come le due accezioni del termine siano profondamente diverse, pur avendo la stessa radice.

La parte vera è la derivazione dal termine “Khumir”, una tribù tunisina da cui prendono le mosse sia il Krumiro (biscotto) che crumiro (lavoratore non scioperante). Partiamo dall’accezione sindacale: nel 1901, durante i grandi scioperi del Porto di Marsiglia, si pensò di sostituire molti lavoratori (tra cui diversi italiani) con lavoratori di origine araba non sindacalizzati. Il termine crumiro iniziò dunque a identificare (essendo i Khumir di origine araba) tutte le persone non scioperanti, entrando a far parte del lessico sindacale del mondo socialista italiano già negli anni successivi.

Dalla stessa tribù berbera deriva anche il nome del biscotto di Casale, ma ovviamente non per questioni sindacali. In quegli anni, in cui l’Europa aveva imparato a conoscere i Khumir per le loro scorribande nel deserto, era forte il gusto per l’esotico: un senso di mistero e curiosità permeava tutto ciò che era lontano e poco conosciuto. Si era dunque diffuso un liquore, chiamato proprio Krumiro, ispirato alle vicende dei Khumir.

Domenico Rossi, per i suoi neonati biscotti, trasse l’ispirazione proprio da questa bevanda, gustata spesso con gli amici al Caffè (probabilmente anche in quella leggendaria serata che diede il via alla sua più bella creazione) azzardando un termine dal sentore misterioso che avrebbe reso grande nel mondo non solo la sua città, ma una Regione intera.

Il Re galantuomo, di questo siamo certi, ne sarebbe stato decisamente felice. Vogliamo immaginarlo così, durante uno dei suoi leggendari banchetti, mentre assaggia un Krumiro lisciandosi i famosi e folti baffi a manubrio. Non possiamo vederlo, ma siamo sicuri che, sotto sotto, stia ancora sorridendo dell’idea avuta da Rossi.

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità su Torino e il Piemonte, a cura di Gabriele Richetti

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