Oreste Bolmida: il trombettiere del “quarto d’ora granata”

L’epica storia del capostazione di Porta Nuova e dei suoi amati Invincibili.

Ormai ero diventato proverbiale”. Queste sono le parole che chiunque può ascoltare in rete, in un video in bianco e nero di poco più di dieci secondi. A pronunciarle è un elegante signore dai capelli argentati, già anziano. Si tratta di Oreste Bolmida, il trombettiere del celebre quarto d’ora granata.

A cura di Gabriele Richetti

Immagine tratta dal video citato

Il capostazione di Porta Nuova

Oreste Bolmida nasce il 17 aprile del 1893. Le notizie sulla sua vita privata sono scarne: lavora come capostazione a Porta Nuova ed è tifosissimo del Grande Torino, che in quegli anni è inarrestabile. Il giorno della partita Oreste va allo stadio come migliaia di altre persone: brillantina, pettinata all’indietro e cravatta.

Una imprecisata domenica di campionato, al Fila, il Toro non sta giocando granché bene. Oreste ha con sé la cornetta usata sul lavoro per dare il via alle partenze dei treni. Ed è proprio una sveglia ciò che serve ai granata in quel momento. Quasi per scherzo, il nostro capostazione impugna lo strumento e fa risuonare per le tribune una potente trombettata, che rompe il silenzio e l’apatia di quel match. I giocatori si guardano, il pubblico trattiene il fiato. L’inerzia della partita cambia improvvisamente: il Toro si riprende e vince la partita.

Da quel giorno, la trombetta di Oreste risuonerà ad ogni singola partita, dando il via a quello che diventerà il “quarto d’ora granata”, quindici minuti che potevano ribaltare le partite o chiuderle definitivamente. Oreste, quando era il momento adatto, suonava la tromba; capitan Valentino Mazzola si arrotolava le maniche della casacca e iniziava la magia.

Oreste Bolmida

Il quarto d’ora granata

Quei quindici-venti minuti di furore agonistico diventeranno leggenda, quasi come la trombetta che ne segnava l’inizio. Era il segnale che il pubblico più attendeva e i giocatori lo sapevano bene. Capitan Valentino ne era consapevole: il suono del capostazione non poteva mai essere ignorato.

Un esempio? E’ il 2 maggio del 1948. Al Filadelfia c’è l’Alessandria, che ha già incassato quattro gol nei primi quaranta minuti. Correttamente, il Torino non vuole infierire e rallenta decisamente il gioco. Il pubblico, senza pietà, inizia a spazientirsi e persino a fischiare. A quindici minuti dalla fine ecco risuonare nell’aria la cornetta di Oreste. I granata, quasi a malincuore, si guardano: sanno che quel segnale va sempre e comunque rispettato. Comincia un altro match: la partita finirà 10 a 0.

L’ultimo squillo

Il corno di Oreste suonò mille e più volte tra le mura amiche del Fila. L’ultima volta che il cielo di Torino lo riconobbe fu il 6 maggio del 1949, il giorno dopo la tragedia di Superga. L’infinito dolore dei seicentomila che si riversarono nelle strade per omaggiare un’ultima volta quella squadra leggendaria fu destato improvvisamente da un lungo squillo, a spezzare il silenzio cupo che aleggiava sulla città durante le esequie degli Invincibili. L’ultimo squillo di Oreste Bolmida, il trombettiere del Grande Torino, presente anche in quel momento straziante.

La cornetta di Oreste è oggi conservata al Museo Grande Torino, a perenne ricordo delle epiche imprese.

La cornetta di Oreste Bolmida

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità su Torino e il Piemonte, a cura di Gabriele Richetti

1 commento su “Oreste Bolmida: il trombettiere del “quarto d’ora granata””

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