Umberto II e il lungo esilio portoghese

Un esilio lungo 37 anni e mai del tutto giustificato.

Il 13 giugno del 1946 un aereo decolla da Ciampino, direzione Portogallo. A bordo, l’ultimo Re d’Italia Umberto II, il “Re di maggio”, ignaro dei trentasette anni di esilio che lo attendono. Umberto saluta sorridente dal portellone prima di partire: non rivedrà mai più l’Italia.

A cura di Gabriele Richetti

I giorni precedenti

Non essendo questa la sede per discutere sulla legittimità e regolarità del referendum del 1946, basterà ricordare come, appena conosciutone l’esito, Umberto II ebbe subito ben chiaro il suo ruolo.

Era stato Re d’Italia per pochissimo tempo (dal 9 maggio al 18 giugno 1946) e, nonostante considerasse il referendum alla stregua di un colpo di stato rivoluzionario, comprese che la sua presenza in Italia sarebbe stata la miccia per disordini e scontri tra repubblicani e monarchici. Poco prima di partire, per placare le insistenze di chi ancora lo spronava a resistere, sottolineò: “La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla.

La scelta del Portogallo

Esclusi i Paesi confinanti, che mai avrebbero ospitato un Savoia alla luce dei fatti degli anni precedenti, Umberto scelse il Portogallo, come già aveva fatto il suo trisnonno Carlo Alberto, esiliato a Oporto.

Il Re era convinto che si trattasse di un allontanamento necessario ma temporaneo: una volta ristabilito un clima di pace sarebbe tornato in Italia per dare il proprio contributo. Come emerso in interviste negli anni successivi, Umberto era davvero convinto di ciò: “La mia partenza dall’Italia doveva essere una lontananza di qualche tempo in attesa che le passioni si placassero. Poi pensavo di poter tornare per dare anch’io, umilmente e senza avallare turbamenti dell’ordine pubblico, il mio apporto all’opera di pacificazione e di ricostruzione”.

L’entrata in vigore della Costituzione, nel 1948, sancì invece la definitività dell’esilio, con il divieto costituzionale di fare ritorno in Italia (divieto cessato nel 2002). Umberto rimase profondamente scosso da questa decisione: “Mai si parlò di esilio, da parte di nessuno. Né mai, io almeno, ci avevo pensato”.

Il soggiorno portoghese, che doveva essere temporaneo, durò per 37 anni, fino alla morte di Umberto nel 1983.

La vita di corte a Cascais

Stabilitosi prima a Sintra, Umberto si mosse poi a Cascais, dove nel 1961 si trasferì definitivamente a Villa Italia. Il matrimonio con Maria Josè, già profondamente in crisi, con l’esilio ricevette il colpo di grazia: l’ormai ex regina si trasferì in Svizzera con il figlio Vittorio Emanuele (che con il padre ebbe sempre un pessimo rapporto, sfociato poi nella questione dinastica dibattuta ancora oggi) mentre con Umberto rimasero le tre figlie.

Villa Italia

A Cascais, Umberto II non perse tuttavia i contatti con l’Italia. Sono molti i racconti di viaggiatori che, trovatisi in Portogallo per turismo o affari, vennero ricevuti dal sovrano per una chiacchierata davanti a una tazza di tè.

Umberto mantenne anche certi rituali della vita di corte a Roma, quasi a non voler spezzare il cordone ombelicale con il suo passato. Raccontò Elena Falini, moglie del suo autista: “Era austero, riservato e gentile. Quando passava ci si doveva inchinare e spesso ero imbarazzata perché magari mi trovavo con una scopa in mano. All’ora del pranzo venivano suonati tre gong: il primo per annunciare che il pasto era pronto, il secondo per chiamare a tavola, il terzo all’arrivo del re, dopodiché nessuno più, nemmeno il principe e le principesse, poteva entrare nella sala da pranzo”.

Umberto a Villa Italia

La morte e il destino di Villa Italia

Dopo una serie di operazioni chirurgiche assai debilitanti per tentare di contrastare un tumore, le condizioni di Umberto peggiorarono nel corso degli anni. Dopo un ultimo tentativo a Londra, l’ex sovrano fu trasferito a Ginevra, dove si spense il 18 marzo del 1983, a settantanove anni.

Negli ultimi momenti di vita Umberto era da solo. Pochi istanti prima della morte entrò casualmente un’infermiera, che gli tenne la mano nel momento del trapasso e che riuscì a custodirne le ultime parole: “Italia, Italia…”.

I funerali si tennero ad Altacomba, nella cui Abbazia Umberto venne sepolto, insieme a diversi illustri antenati. Maria Josè, scomparsa nel 2001, è sepolta accanto al marito per sua espressa richiesta. Alle esequie furono presenti tutti i reali e gli esponenti della nobiltà europea, ma in Italia la cerimonia non fu trasmessa e nessuna delle alte cariche politiche presenziò. Alcune migliaia di cittadini italiani raggiunsero tuttavia Altacomba per porgere l’estremo saluto all’ultimo Re d’Italia.

Villa Italia a Cascais, dopo un iniziale stato di abbandono, fu messa all’asta e diventò un hotel di lusso. Pur mantenendo il corpo centrale, la terrazza dove Umberto II era solito osservare il mare e riflettere è oggi una beauty farm e le camere interne sono state interamente ristrutturate. Una targa ricorda i decenni trascorsi dal Re di maggio tra quelle mura, durante un esilio forse troppo lungo, mitigato soltanto dalle onde salate dell’Oceano.

Villa Italia oggi

Autore: ilvasoditerracotta

Aneddoti e curiosità su Torino e il Piemonte, a cura di Gabriele Richetti

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