Storia del Buco di Viso, il primo traforo alpino

Il Buco di Viso: quando i tunnel alpini si scavavano a mani nude.

Molto tempo prima della questione TAV, Francia e Italia già si interrogavano su come creare un collegamento attraverso le montagne per collegare i rispettivi Paesi. A quei tempi, nel basso Medioevo, i commerci transalpini erano funestati dalle lungaggini pratiche degli spostamenti, dalle imboscate dei briganti e, come se non bastasse, dal rischio di cadere nei crepacci o di finire sotto una valanga.

Valicare le Alpi non era mai stato facile (Annibale insegna), ma con il passare degli anni e l’aumento dei traffici commerciali urgeva trovare una soluzione. Fu così che nel 1479, a una quota di 2.882 metri, vide la luce il primo traforo alpino della Storia: il Buco di Viso.

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I Savoia: una dinastia di… soprannomi

Alla scoperta dello sconfinato elenco di appellativi sabaudi.

Quella dei Savoia può senza ombra di dubbio essere considerata una tra le dinastie più antiche di tutta Europa.

Gli esponenti della casata sabauda – soprattutto nei tempi antichi – sono stati spesso lodati più per l’abilità militare che per l’arte della politica. Al di là dei giudizi storiografici, la caratteristica che più accomuna tutti i Savoia è tuttavia un’altra: i soprannomi.

Sì, perché pochi altri sovrani possono vantare lo sterminato elenco di appellativi esibito dalla dinastia savoiarda.

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La strage dei piemontesi nelle saline di Aigues-Mortes

Un numero imprecisato di vittime e una delle pagine più nere dell’emigrazione italiana.

Gli episodi di violenza xenofoba, purtroppo, non sono un’esclusiva dei giorni nostri.

Sono ancora vicini i tempi in cui i casi di aggressione erano rivolti verso gli Italiani emigrati all’estero: atti deplorevoli che non si discostano da quanto oggi leggiamo sui giornali a parti invertite.

Una delle immagini simbolo dell’odio verso chi cercava fortuna in terra straniera è la strage di Aigues-Mortes, quando le saline della città francese si tinsero del sangue dei nostri connazionali. Ad innescare la spirale di odio che generò il fatto fu, a quanto pare, una delle prime fake news.

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Street Art torinese: Borgo Campidoglio e il MAU

Passeggiando per Borgo Campidoglio con il naso all’insù, tra panchine e dinosauri sui palazzi…

Torino è una città di quadrilateri. Piccoli, medi, di grandi dimensioni.

E anche questa storia prende le mosse in un dedalo di strade, nemmeno a dirlo, di un quadrilatero poco distante dal centro, ma che sembra appartenere a un altro secolo: Borgo Campidoglio. Qui il passante potrà perdersi tra strade di sanpietrini e ciuffi d’erba, tra balconi dal sapore retrò e murales colorati, alterando la percezione della grande città e trovandosi catapultato in un vero e proprio museo a cielo aperto.

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Quando Palazzo Madama guardava le stelle

Fino al 1913 Palazzo Madama fu sede dell’Osservatorio astronomico torinese.

Tutti i Torinesi sanno che Palazzo Madama, nella centralissima Piazza Castello, è di per sé un edificio decisamente particolare: mezzo castello (il nome della Piazza deriva proprio da quello) e mezzo palazzo, rappresenta un vero e proprio incontro tra epoche e stili differenti.

Quello che però i cittadini non sanno è che, fino a circa un secolo fa, Palazzo Madama è stato anche sede di un osservatorio astronomico: dalle sue cupole si potevano infatti vedere le stelle senza allontanarsi dal centro della città. D’altra parte, non è un caso che Gozzano abbia definito Palazzo Madama “la casa dei secoli”.

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