Bio dell’Autore

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Gabriele Richetti

Nato a Torino il 29 luglio 1988, si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino.

Nel 2012 viene pubblicato, sul quotidiano La Stampa, l’articolo breve: Se il Papa su Twitter scatena solo idiozie.

Nel 2013 nove componimenti poetici vengono selezionati e inseriti nella collana Nuovi Poeti Contemporanei, edita dalla Casa Editrice Pagine.

Nel 2015, in occasione di un viaggio in Polonia, vede pubblicato su La Stampa il suo breve articolo Sono morto anch’io ad Auschwitz.

Nello stesso anno viene premiato al Salone Internazionale del Libro per il racconto I mille colori della periferia, inserito nella raccolta Racconti dal Piemonte di Historica Edizioni.

Nel 2017 pubblica sulla rivista Plus Magazine della Associazione FABI Plus l’articolo Farmacisti Preparatori: quando il Made in Italy è sinonimo di eccellenza.

Sempre nel 2017 apre il blog Il Vaso di Terracotta (il perchè lo trovate qui), una raccolta online di aneddoti e curiosità storico-letterarie (con particolare attenzione alla storia di Torino e del Piemonte).

Nel 2018 è relatore, per Allianz Bank, in occasione di piccoli salotti storico-finanziari, con gli interventi Conseguenze economico-sociali della Grande Guerra e La letteratura americana e il crollo del ’29.

Dal 2018 collabora inoltre con il quotidiano online Nuova Società come redattore di una rubrica storica settimanale.

Nel 2019 partecipa all’incontro Torino e Piemonte: un puzzle da ricomporre, presso l’Area Libreria dei Giovani Democratici.

3 pensieri riguardo “Bio dell’Autore”

  1. Ciao, sono un romano di origine piemontese. Il Piemonte per me è sempre stato vagheggiato e mai purtroppo vissuto. Per fortuna ho i racconti di mio padre e dei miei parenti di lassù. Ti sto seguendo. Auguri per tutto.
    Giovanni

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      1. Sono io che ti devo ringraziare. Stavo leggendo il tuo “La maestrina dalla penna rossa”. Molto bello e sentito. Lessi “Cuore” quando ero molto piccolo e mi colpì profondamente. I Piemontesi stavano facendo l’Italia e cercarono anche di forgiare gli italiani. Il periodo umbertino fu un grande sogno, purtroppo finito con l’uccisione del re Umberto.

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