Il Duca degli Abruzzi, l’esploratore di casa Savoia

Impavido scalatore ed esploratore, legò indissolubilmente il proprio nome a diverse epiche imprese.

Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco di Savoia – questo il nome completo dell’uomo che passò alla Storia, più semplicemente, come Duca degli Abruzzi – è stato uno dei più grandi esploratori e alpinisti italiani di tutti i tempi. Carriera certamente particolare per un Savoia.

Luigi, come da tradizione sabauda, già in tenera età viene destinato alla carriera militare. A sei anni, nel 1879, è imbarcato come mozzo, allievo presso la Regia Accademia Navale di Livorno.

A sedici anni ha già circumnavigato il globo e alla morte del padre, nel 1890, ottiene il titolo di Duca degli Abruzzi.

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Oddone di Savoia, il principe sfortunato

Una giovane vita dedicata al mare, alle scienze, alla cultura.

Quarto figlio di Vittorio Emanuele II (e fratello del futuro re Umberto I), Sua Altezza Reale Oddone Eugenio Maria di Savoia nacque a Racconigi nel 1846.

La sua vita fu segnata, fin dall’età di due anni, da un grave male: nanismo, rachitismo e una evidente deformità lo privarono degli agi della vita di corte, indirizzandolo a una vita di sofferenze fisiche non indifferenti.

Oddone, nonostante tutto, crescendo dimostrò una mente vivace, dedicandosi allo studio e alle arti. Più gli anni passavano, più il giovane principe lasciava trasparire grande attitudine a scienza e cultura.

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Fritz: storia dell’elefante triste che abitò a Torino

L’elefante indiano di Stupinigi, sfortunato esempio dell’esotismo usa e getta ottocentesco.

Nel primo trentennio dell’800, tra due sovrani avvenne uno scambio decisamente particolare: Carlo Felice di Savoia dona al viceré d’Egitto, Mohamed Alì, cento pecore di razza merinos e il sovrano egiziano lo ricompensa con Fritz, un elefante indiano di ventisette anni.

Partito da Alessandria d’Egitto nel 1826, Fritz venne fatto sbarcare a Genova per un progressivo “adattamento” al clima italiano. Infine, nell’estate del 1827, partì per Torino.

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Dove è finito il cuore di Eugenio di Savoia?

Il cuore di Eugenio di Savoia, nella morte come in vita, fu conteso tra Vienna e Torino.

Partiamo dalla fine

Nei secoli scorsi, nelle casate reali e nobiliari era molto diffusa l’usanza di asportare il cuore prima di dare sepoltura al defunto. Un po’ per superstizione, un po’ per avere una reliquia tangibile e un po’ per accertarsi che il soggetto fosse davvero morto.

Questo è quanto accaduto anche al cuore del principe Eugenio di Savoia. Peccato che il cuore, per diversi secoli, sia poi scomparso.

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Il soggiorno dello zar Nicola II a Racconigi

Nicola II, zar di tutte le Russie, si fermò a Racconigi nell’ottobre 1909, ospite di Vittorio Emanuele III.

L’autunno del 1909

In un autunno come tanti altri, Racconigi, il Piemonte e l’Italia intera si apprestavano ad ospitare uno dei più grandi sovrani dell’epoca e della Storia.

In quell’ottobre 1909, che colorava le colline piemontesi come aveva fatto nelle stagioni precedenti e come avrebbe fatto, con la stessa bellezza, in quelle successive, lo zar di tutte le Russie, Nicola II Romanov, era in viaggio verso Torino.

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