Matteo Olivero, il divisionista della Val Maira

Fu definito il pittore della neve e della luce, i due aspetti che più ne influenzarono vita e arte.

In certe valli esistono tramonti che durano più a lungo. In Piemonte, ad esempio, soprattutto nella stagione invernale, alcune luci sembrano non voler abbandonare il giorno, rischiarando i campi innevati fino all’ultimo attimo possibile.

E’ il momento migliore della giornata per riuscire furtivamente a catturare l’ultimo pigro sole prima che si addormenti dietro le montagne, sopra stambecchi e comignoli di baita.

Sono le ore in cui gli artisti escono allo scoperto, a derubare la giornata di quei bagliori che sembrano eterni. Matteo Olivero, il divisionista della Val Maira, lo sapeva bene.

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Storia del Buco di Viso, il primo traforo alpino

Il Buco di Viso: quando i tunnel alpini si scavavano a mani nude.

Molto tempo prima della questione TAV, Francia e Italia già si interrogavano su come creare un collegamento attraverso le montagne per collegare i rispettivi Paesi. A quei tempi, nel basso Medioevo, i commerci transalpini erano funestati dalle lungaggini pratiche degli spostamenti, dalle imboscate dei briganti e, come se non bastasse, dal rischio di cadere nei crepacci o di finire sotto una valanga.

Valicare le Alpi non era mai stato facile (Annibale insegna), ma con il passare degli anni e l’aumento dei traffici commerciali urgeva trovare una soluzione. Fu così che nel 1479, a una quota di 2.882 metri, vide la luce il primo traforo alpino della Storia: il Buco di Viso.

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Il Peñarol: la squadra uruguaiana ispirata da un piemontese

Giovan Battista Crosa, emigrato in Uruguay, diede il via ad una delle più grandi epopee calcistiche di sempre.

Chi poteva immaginare, nel 1891, che il nome della squadra di calcio più titolata dell’Uruguay sarebbe stata ispirato da un emigrato piemontese?

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