Rivista Savej – Dal primo all’ultimo rintocco

Conservo due ricordi delle mie estati trascorse in montagna da bambino. Due suoni, per l’esattezza. Il suono dei tuoni e quello delle campane.

Di seguito il link all’articolo che ho scritto per “Rivista Savej”, il periodico della Fondazione Enrico Eandi di Torino. Il tema trattato è il rapporto tra le nostre valli e le campane, che in Piemonte hanno da sempre regolato, nei secoli passati, i riti legati alla nascita, festività, vita lavorativa, matrimonio e morte.

Un argomento a me particolarmente caro, che mi riporta alle estati della fanciullezza trascorse in montagna, e che sono felice di aver finalmente studiato e approfondito.

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“Dal primo all’ultimo rintocco:
quando il suono delle campane governava le vallate”

Matteo Olivero, il divisionista della Val Maira

Fu definito il pittore della neve e della luce, i due aspetti che più ne influenzarono vita e arte.

In certe valli esistono tramonti che durano più a lungo. In Piemonte, ad esempio, soprattutto nella stagione invernale, alcune luci sembrano non voler abbandonare il giorno, rischiarando i campi innevati fino all’ultimo attimo possibile.

E’ il momento migliore della giornata per riuscire furtivamente a catturare l’ultimo pigro sole prima che si addormenti dietro le montagne, sopra stambecchi e comignoli di baita.

Sono le ore in cui gli artisti escono allo scoperto, a derubare la giornata di quei bagliori che sembrano eterni. Matteo Olivero, il divisionista della Val Maira, lo sapeva bene.

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Storia del Buco di Viso, il primo traforo alpino

Il Buco di Viso: quando i tunnel alpini si scavavano a mani nude.

Molto tempo prima della questione TAV, Francia e Italia già si interrogavano su come creare un collegamento attraverso le montagne per collegare i rispettivi Paesi. A quei tempi, nel basso Medioevo, i commerci transalpini erano funestati dalle lungaggini pratiche degli spostamenti, dalle imboscate dei briganti e, come se non bastasse, dal rischio di cadere nei crepacci o di finire sotto una valanga.

Valicare le Alpi non era mai stato facile (Annibale insegna), ma con il passare degli anni e l’aumento dei traffici commerciali urgeva trovare una soluzione. Fu così che nel 1479, a una quota di 2.882 metri, vide la luce il primo traforo alpino della Storia: il Buco di Viso.

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