La “caccia selvaggia”: quando il suono dell’aldilà rimbomba tra le Alpi

Schiere di anime dannate si rincorrono nel cielo, tra lampi e fragore di tuoni.

Lo stanco viandante arrancava, sprofondando nella neve fino alle ginocchia. Era in marcia da molte ore ormai: la tormenta l’aveva sorpreso a pochi chilometri dal villaggio. Ancora un valico, un’ultima fatica e avrebbe finalmente potuto posare lo zaino e mangiare un pezzo di formaggio prima di rifugiarsi sotto le coperte.

Fantasticando di queste e di altre cose, il viandante non si accorse che il vento, insieme alla neve pungente, stava trasportando qualcos’altro. All’improvviso si arrestò: vedeva lontane le luci delle prime baite, ma non fu quello ad attirare la sua attenzione. Un rimbombare di zoccoli, accompagnato da urla selvagge e da lampi, quasi lo tramortì dalla paura. Si volse di scatto e la vide, proprio sopra la sua testa. Non avrebbe mai più rivisto il proprio villaggio. La “caccia selvaggia” era lì, dietro di lui, e reclamava l’ennesima anima da ghermire alla vita terrena.

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